Nella terapia insulinica la corretta esecuzione delle iniezioni è estremamente importante. Diversi studi mostrano come una rilevante percentuale delle iniezioni sia effettuata erroneamente, con conseguenze rilevanti sulla quantità di
insulina realmente assunta e sui tempi di rilascio nell’organismo.
Il
Team Diabetologico Pediatrico deve quindi non solo insegnare le regole da rispettare e assicurarsi che queste non vengano dimenticate o distorte dai genitori o dal paziente (a partire dai sei -sette anni un bambino è in grado di effettuare autonomamente le iniezioni, soprattutto con la penna). C’è insomma un problema di manutenzione delle conoscenze che non va sottovalutato e nel quale il Pediatra di Libera Scelta può svolgere un ruolo importante.
Addome o coscia?
L’insulina va iniettata nel tessuto sottocutaneo, lo strato di grasso fra l’epidermide e il muscolo. Lo spessore di questo strato varia da persona a persona e soprattutto a seconda delle zone del corpo. L'area di elezione per iniettare l'insulina è l'addome. nell'addome lo strato di grasso sottocutaneo è distribuito omogeneamente. E' possibile quindi ruotare i
siti di iniezione senza timore di incontrare il muscolo. Tra l'altro nell'addome la densità dei recettori nervosi è assai ridotta il dolore della puntura quindi è minore. Per la precisione, l’area da inquadrare è una mezzaluna che fa perno intorno all’ombelico. Bisogna escludere però l’ombelico e l’area immediatamente vicina.
Alcuni bambini o ragazzi mostrano una particolare resistenza psicologica a utilizzare l’addome; in questo caso le alternative sono tre: i glutei (ma in questo caso l'iniezione deve essere fatta da altri), soprattutto nel quadrante superiore, il braccio e le cosce. In questi ultimi due casi, lo spessore dello strato di grasso tende a diminuire man mano che la posizione diviene più distale: ridotto nei pressi del gomito è rilevante verso l'ascella e lo stesso vale per la coscia. In ogni caso quando si sceglie il braccio o la coscia occorre effettuare una piega, stringendo fra il pollice e l’indice della mano sinistra un lembo di tessuto e indirizzando l’iniezione al centro di questa piega. Ancora una volta quindi è necessario chiedere l'aiuto di una seconda persona. La coscia che non presenta questo problema, può essere scelta, preferibilmente la parte più prossima al tronco e più interna, ma non può divenire la sede di molte iniezioni. In quest'area infatti è facile iniettare l'insulina in un muscolo.
Non troppo profonda.
Perchè l'intramuscolare è un problema? Perchè tessuti diversi rilasciano l’insulina in modo diverso. Se l’insulina è depositata nello strato di grasso sottocutaneo, la sua azione sull’organismo sarà esattamente quella prevista. Se invece supera lo strato sottocutaneo e finisce nei muscoli, l’azione dell’insulina sarà assolutamente imprevedibile. Poniamo che una sera due ragazzi si iniettino nel muscolo delle gambe la stesa quantità di insulina alla stessa ora. Dopodiché uno dei due si siede a guardare la televisione, l’altro esce per portare a passeggio il cane. Nel primo caso l’insulina entrerà in circolo molto dopo il previsto, (col rischio di una
iperglicemia), nel secondo caso molto prima (col pericolo di una
ipoglicemia notturna).
Una iniezione intramuscolare è possibile anche nell'addome (nel caso di bambini molto magri) ma l'evenienza è rara soprattutto se si usano delle attenzioni. La prima è la sopraddetta piega (o plica), la seconda consiste nell’effettuare l’iniezione tenendo l’ago a un angolazione di 45 gradi e non di 90 gradi rispetto all’epidermide, la terza nella scelta di aghi corti. Per assicurarsi che l’iniezione sia effettivamente sottocutanea è meglio scegliere aghi della giusta dimensione (un soggetto magro potrà adottare quelli da 8 millimetri nelle siringhe e da cinque o sei nelle penne).
... e non troppo superficiale.
Esiste anche il rischio opposto: se l’iniezione risulta troppo superficiale, il farmaco potrebbe fuoriuscire in parte dal foro praticato per l’iniezione. Una volta terminata l’iniezione, si consiglia quindi di tenere l’ago nel tessuto per almeno dieci secondi. Se l’ ago ha una certa lunghezza (8 millimetri o più) l’ideale è estrarre l’ago in due tempi: attendere cinque secondi; estrarne solo metà e aspettare altri cinque secondi dando così ai tessuti profondi la possibilità di chiudersi.
Rotazione dei siti.
Definita la parte del corpo scelta per l’iniezione è importante cambiare frequentemente i siti. Iniettando frequentemente l'insulina nello stesso punto, si possono formare degli avvallamenti o noduli di tessuto adiposo, chiamate lipoipertrofie. Antiestetiche ma non pericolose, le lipoipertrofie si formano per l’azione stessa dell’insulina che ristagna favorendo la formazione di tessuti.
Questi noduli sono assai poco innervati e questo fa si che molti li scelgano come sede dell’iniezione per evitare il dolore. Oltre che poco innervati, i lipo sono male irrorati. L’insulina iniettata in un lipo agisce quindi in misura minore del previsto e con tempi imprevedibili e viene in parte utilizzata dalla lipoipertrofia stessa. Se non sono utilizzati come sedi di iniezione col tempo i lipo tendono a risolversi, specialmente in età pediatrica. Per evitare la formazione di lipoipertrofie basta alternare le aree e i punti dove si inietta l’insulina. L’ideale è non fare più di una iniezione per settimana in ogni centimetro quadro.
Attenzione all’igiene.
A una persona con formazione medica o paramedica sembrerà superfluo insistere sulle condizioni igieniche. E’ bene che i bambini e i ragazzi imparino a inserire l’iniezione di insulina nella loro normale vita, ma senza fare compromessi con l'igiene rischiando così delle infezioni. L’area scelta per l’iniezione va sterilizzata e la siringa va cambiata ogni volta. Mantenere lo stesso ago per l’intera giornata o più giornate (come fanno soprattutto gli utilizzatori di penne) significa rischiare la formazione di bolle nella siringa o di batteri sull’ago (insieme all’insulina sono presenti sostanze antibatteriche che impediscono l’inquinamento’ del farmaco). L’ago che rimane inserito nella penna tra una iniezione e l’altra mette in contatto la cartuccia di insulina con l’atmosfera esterna. Se questa si riscalda, l’insulina si espande ed esce, se si raffredda, l’insulina si restringe e provoca l’entrata di bolle d’aria. In ambedue i casi la quantità di insulina iniettata finisce con l’essere anche significativamente diversa da quella prevista. Non esiste invece il pericolo di infezioni. All’insulina sono mischiati fattori che neutralizzano i batteri che potrebbero penetrare dall’esterno nell’insulina attraverso l’ago. Da ultimo gli aghi riciclati perdono lo strato di silicone che ne favorisce la penetrazione, inoltre il profilo dell’ago si modifica aumentando il dolore.
tratto dal sito www.dm1.it